Moti di Battipaglia: 50 anni dopo il Mezzogiorno è ancora tagliato fuori. Iniziativa con Gianna Fracassi

2019-04-08T14:25:50+00:00lunedì, 8 aprile 2019|0 Comments

foto assemblea pubblica battipaglia

«Iniziative come queste sono necessarie, sono momenti che servono a noi come organizzazione sindacale e ai cittadini per fare una riflessione storica e quello che mi colpisce molto è che dopo 50 anni ci troviamo a fare una commemorazione in un contesto molto simile perché anche qui siamo di fronte alla chiusura di alcune aziende, come Treofan e Cooper Standard, e allora, come oggi, c’era un fenomeno del caporalato molto intenso, anche se nei confronti degli italiani». La vice segretaria nazionale della Cgil, Gianna Fracassi, sintetizza con queste parole il senso della tre giorni promossa dalla Cgil Salerno, dal Comune di Battipaglia e dall’associazione “Battipaglia 9 aprile 1969” per celebrare il 50esimo anniversario dei moti che sconvolsero la cittadina della Piana del Sele all’indomani della chiusura della Saim, una delle aziende agricole più grandi della zona, che provocarono una rivolta popolare culminata in epilogo tragico con decine di ferite e la morte dell’insegnante Teresa Ricciardi e del giovane studente Carmine Citro.

foto mostra moti battipagliaL’assemblea pubblica sul tema “Il Mezzogiorno ed il sindacato, ieri e oggi” promossa dalla Cgil Salerno nella scuola “De Amicis”, che per tre giorni ha ospitato una bellissima ed intensa mostra audiovisiva e fotografica che ripercorre quei giorni, è stata l’occasione per una riflessione sulle tante analogie tra la condizione vissuta a fine anni Sessanta nella Piana del Sele e quella attuale, dove ancora aziende chiudono i battenti lasciando a casa decine di lavoratori impoverendo un tessuto economico e sociale già fragile.

«L’iniziativa in ricordo dei moti di Battipaglia – ha detto il segretario generale della Cgil Campania, Nicola Ricci – è il filo conduttore che ci porta ad oggi: la difesa dei diritti e del lavoro passa attraverso la mobilitazione. Solo interventi pubblici e privati possono frenare la crisi e ridurre il gap tra Nord e Sud. Il decreto crescita – ha proseguito Ricci – che richiama una sola volta il Mezzogiorno nelle misure che si stanno approntando, si rivela insufficiente. Poche risorse per le Zes, nessun intervento per le politiche industriali, lo sviluppo e la ricerca, pochi interventi per l’occupazione. In regione Campania – ha sostenuto Ricci nel suo intervento – va avviato un vero confronto con il governo regionale per le crisi che stanno coinvolgendo molte realtà produttive di ogni provincia. Se la risposta dovrà essere la mobilitazione – ha concluso – il sindacato ne indicherà le ragioni».