foto italia divisa

In Campania, nel 2018, c’è la crescita zero del PIL, determinata da un rallentamento dell’industria che aveva trainato la regione negli anni scorsi e soprattutto da quello negativo dei servizi. Ciò dopo che nel 2017 il prodotto lordo aveva continuato a crescere dell’1,8%. Nella regione, le costruzioni vanno bene (+4,7%), l’agricoltura si attesta a +1,1%, mentre l’industria in senso stretto realizza un modesto +0,5%. In controtendenza i servizi, che pesano molto sul complesso dell’economia campana, in calo di -0,3%. Va sottolineato che nel complesso del periodo 2015-18 con il +4,5% di crescita del PIL la Campania è stata una delle regioni più dinamiche del Paese.

Nel comparto sanitario vi è un divario già nell’offerta di posti letto ospedalieri per abitante: 28,2 posti letto di degenza ordinaria ogni 10 mila abitanti al Sud, contro 33,7 al Centro-Nord. Mentre i posti letto nelle strutture residenziali e semi residenziali, comprensivi degli istituti di riabilitazione, ogni 10 mila persone (non solo anziani) sono 73,47 al Centro-Nord, e 21,21 al Mezzogiorno, con punte di appena 9,85 in Sicilia e 14,28 in Campania.

La dinamica dell’occupazione meridionale presenta dalla metà del 2018 una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord: sulla base dei dati territoriali disponibili, gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati complessivamente di 107 mila unità (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%).

Nello stesso arco temporale, aumenta la precarietà al Sud e si riduce nel Centro-Nord: i contratti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono stati 84 mila in meno (-2,3%), mentre nelle regioni centro-settentrionali sono aumentati di 54 mila (+0,5%), con un saldo italiano negativo di 30 mila unità, pari a -0,2%. Per converso, i dipendenti a tempo determinato sono cresciuti di 21 mila unità nel Mezzogiorno (+2,1%), mentre sono calati al Centro-Nord di 22 mila (-1,1%).

La mancata assunzione d’impegni e di una programmazione industriale da parte dello Stato centrale associati ad un Pil sotto lo zero rendono difficile se non impossibile la vivibilità nella nostra regione. Il deficit registrato dalle anticipazioni del rapporto Svimez 2019 su diritti fondamentali di cittadinanza come sicurezza, istruzione, idoneità dei sevizi sanitari e di cura, evidenzia come le scelte dell’attuale governo in tema di autonomia differenziata creeranno per il Mezzogiorno e la Campania una frattura economica e sociale non più recuperabile”. A dirlo è il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci.

La dimostrazione plastica – evidenzia il segretario generale Cgil Campania – sta nel divario occupazionale tra Nord e Sud, che fa registrare la perdita di circa 3 milioni di posti di lavoro. Di questi, la metà riguardano figure altamente professionalizzate e con titoli di studi elevati. Ad aggravare il quadro c’è poi l’impostazione che questo Governo vuole dare ai diritti fondamentali dei cittadini, considerandoli a geometria variabile, ignorando la necessità di offrire uguali diritti e tutele per tutti, ma legandoli al luogo di nascita o di residenza. Numeri e posizioni che non possiamo accettare e che unitariamente stiamo contrastando attraverso la mobilitazione e le proposte che sono state messe sul tavolo del confronto sia a livello nazionale che regionale e sulle quali chiediamo un confronto costruttivo con tutti i livelli istituzionali. La Campania – conclude Ricci – non può essere lasciata al proprio destino”.