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L’intervista a Repubblica Napoli al segretario generale CGIL Campania Nicola Ricci

L’autunno caldo ha spostato molto in avanti le lancette dell’orologio e, per la Campania, si profila un inizio d’anno all’insegna delle agitazioni sindacali. I dossier da affrontare sono diversi, dalle crisi industriali alla sanità, passando per nuovi settori a rischio come trasporti, credito e grande distribuzione organizzata. Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Campania, mette in evidenza l’urgenza di un confronto che metta attorno allo stesso tavolo istituzioni, sindacati e imprese. Queste ultime due componenti, grazie a una ritrovata unità tra Cgil, Cisl e Uil e ad un asse che si sta formando con Confindustria Campania, sono già in sintonia.

Mancano le istituzioni – afferma con amarezza Ricci – in particolar modo quella regionale visto che il presidente della giunta, Vincenzo De Luca, non trova mai occasione per incontrarci. L’ultimo confronto, incentrato sulla sanità, lo abbiamo avuto il 27 settembre scorso poi nulla più”. Eppure i problemi da affrontare non mancano. “Senza un confronto che ci consenta di affrontare tutte le emergenze in corso, in particolare quella della sanità, a gennaio metteremo in campo una grande mobilitazione dei lavoratori”, chiarisce Ricci. Sul fronte della già citata sanità “l’uscita dal commissariamento è una notizia positiva però il prezzo che abbiamo pagato in questi anni è stato salatissimo. Manca un piano territoriale della sanità, manca un confronto tra Regione e sindacati sul piano ospedaliero, mancano all’appello almeno 15mila unità di personale”. Peraltro il sistema sanitario regionale ha ottenuto una premialità di 112 milioni di euro, assegnata proprio in seguito alla gestione virtuosa degli ultimi anni.

E adesso bisogna rimettere al centro gli utenti e i lavoratori – afferma Ricci – frenare il fenomeno della migrazione fuori regione per le cure, affrontare la questione dei precari, mettere mano una volta per tutte al rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. Il modello che abbiamo in mente noi è incentrato su maggiori e migliori servizi ai cittadini e su una visione che non sia più solo figlia dei tagli alle spese. Il modello De Luca, fortemente ospedalecentrico, ha creato delle disfunzioni e delle emergenzialità, soprattutto nei Pronto Soccorso,  che bisogna assolutamente correggere”. L’uscita dal commissariamento ha richiesto uno sforzo che, secondo la Cgil Campania, va ora riequilibrato. “E lo dimostra anche il fatto che i cittadini campani hanno l’imposizione fiscale più alta d’Italia – attacca Ricci – proprio a causa del peso di addizionali introdotte per rimettere a posto i conti del sistema sanitario”.

L’altra grande emergenza del territorio è quella delle crisi d’impresa “che nel 2019 hanno coinvolto circa 100 siti – evidenzia il segretario generale della Cgil Campania – per un totale di 120mila addetti. Qui c’è il problema relativo al fatto che Governo e Regione non vogliono più utilizzare gli ammortizzatori sociali ma una soluzione, per tutte queste persone senza lavoro, va assolutamente trovata”. Un aiuto potrebbe arrivare dai fondi europei. “Però anche qui senza un confronto con la Regione non possiamo individuare delle strategie. Ora siamo in fase di programmazione della spesa per il settennio 2021-2027 ma non sappiamo, per esempio, quali siano stati in passato gli effetti sull’occupazione di programmi come il Fesr. Peraltro dei circa 1.400 progetti approvati dalla Regione solo il 25% è stato portato a compimento quindi anche qui abbiamo delle lacune da colmare”.

Nel frattempo accanto a situazioni ormai note, come quella della Whirlpool a Napoli, se ne aggiungono altre. “Su Whirlpool la giunta regionale, per bocca di De Luca, aveva promesso uno stanziamento di 20 milioni che non si è mai visto – accusa il segretario Ricci – e adesso abbiamo situazioni di difficoltà nel settore del credito, con UniCredit e la Popolare di Bari, crisi nei trasporti con Tirrenia Cin che chiude la sede di Napoli, problemi seri nei comparti di telecomunicazioni e grande distribuzione”. Tutti dossier che, senza un confronto tra parti sociali, imprese e istituzioni, rischiano di moltiplicarsi più che trovare delle vie d’uscita.