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Il decreto “Cura Italia” ha inserito alcune agevolazioni anche in merito alle politiche abitative. In particolare ha previsto il blocco degli sfratti, la sospensione del rilascio di tutti gli immobili ad uso abitativo e non, la sospensione delle udienze e la sospensione del decorso dei termini per tutti gli atti nei procedimenti in itinere e la sospensione, per i lavoratori dipendenti, per i collaboratori e le partite iva, del pagamento delle rate mutuo per un periodo di 18 mesi.

Blocco degli sfratti

 L’ articolo 103, al comma 6, sospende fino al 30 giugno l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, emessi per qualsiasi causa. Una misura necessaria per fronteggiare il problema di migliaia di famiglie con un provvedimento esecutivo in corso le quali, nonostante le restrizioni previste, rischiavano di dover lasciare le proprie abitazioni senza soluzioni abitative alternative.

Sospensione dei mutui

 L’articolo 54 estende ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che auto-certifichino un calo del proprio fatturato superiore al 33 per cento di quello dell’ultimo trimestre 2019, in conseguenza della chiusura o della restrizione dell’attività operata per l’emergenza coronavirus, la possibilità di accedere al Fondo di solidarietà mutui “prima casa” destinato finora alle famiglie in difficoltà economica per perdita del lavoro, morte di un componente del nucleo familiare o non autosufficienza. Al Fondo dedicato vengono assegnati 400 milioni di euro. Riteniamo che venga affrontato opportunamente il problema per le famiglie proprietarie della propria abitazione che pagano il mutuo “prima casa” e che possono trovarsi in difficoltà, anche se permane il problema per le famiglie che pagano un canone in affitto e che possono trovarsi nelle stesse condizioni economiche, ma attualmente senza “paracadute”. Il Fondo di sostegno all’affitto, infatti, ha una dotazione del tutto insufficiente ad affrontare tale emergenza ed è uno strumento invece fondamentale per sostenere i redditi delle famiglie in difficoltà, potendo prevenire le morosità incolpevoli che nella condizione economica attuale rischiano di aumentare. La dotazione di 50 milioni per ciascuno dei tre anni a partire dal 2020 è una cifra largamente al di sotto di quanto sarebbe necessario.