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La Fase 2 legata al mondo del lavoro è il tema dell’intervista (qui la versione pdf) che la segretaria regionale CGIL Campania Camilla Bernabei ha rilasciato al magazine INFORMARE. Di seguito l’intervista a cura di Raffaele Ausiello.

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Camilla Bernabei, storica sindacalista casertana, dopo aver guidato la CGIL di Caserta, da un anno ricopre la carica di segretaria regionale della medesima sigla.

In una situazione di incertezza e di emergenza sanitaria, c’è voglia di ripartire, di ricominciare a lavorare, ma la sicurezza per i lavoratori può essere garantita?

«La posizione del sindacato è chiara: non accetteremo che per ragioni di profitto sia messa da parte la tutela sanitaria dei lavori. L’accordo nazionale che abbiamo siglato il mese scorso con il Governo (l’accordo tra le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil e il governo italiano del 14 marzo scorso ndr) infatti va proprio in questa direzione. Mantenendo le giuste distanze e usando i dispositivi di protezione individuati dalla legge è possibile lavorare. Sarà importante non solo il controllo sul posto di lavoro, ma soprattutto il percorso che le persone faranno sui mezzi pubblici che dovrà avvenire in sicurezza»

Ma in Campania è realizzabile ciò?

«Purtroppo se le cose rimangono così la vedo difficile. Noi sicuramente come Cgil Campania porremo la questione. Certo se a Milano passa una metropolitana ogni 5 minuti è più facile attuare forme di contingentamento e distanziamento sociale rispetto a Napoli dove ne passa una ogni 20-25 minuti. Vanno potenziate le corse e migliorato il servizio rispetto a come eravamo abituati prima, chiederemo quindi che la Regione investa risorse consistenti sul traporto pubblico».

Le misure economiche messe in campo dal Governo per aiutare famiglie e imprese sono sufficienti?

«Se si parla di contributi una tantum non mi sembrano assolutamente sufficienti. Un esempio è il bonus per le Partite IVA da 600 euro. Non può essere solo per un mese, perché anche quando si ricomincerà a lavorare non si avrà una situazione paragonabile a quella prima dell’emergenza. Vanno pensate nuove forme di sostentamento per chi è in difficoltà, soprattutto per chi lavora in settori che verranno anche in futuro fortemente penalizzati, come quello della ristorazione e del turismo».

La Cgil è sempre stato un sindacato attento verso i diritti dei lavoratori stranieri. Oggi c’è la polemica degli imprenditori agricoli che non riescono a trovare personale per la raccolta nei campi, secondo lei cercano lavoratori o schiavi da sfruttare?

«Parliamoci chiaro: non è vero che non ci sono lavoratori da impiegare nei campi. Se gli imprenditori agricoli volessero, troverebbero tante persone disposte a lavorare. Il problema nasce perché la maggior parte degli immigrati impiegati fino alla scorsa stagione era composta da clandestini disperati, degli invisibili. Ora tutte queste persone non possono muoversi per paura di essere identificate ed espulse, e quindi viene a mancare la forza lavoro nei campi. La situazione d’emergenza non ha fatto altro che far emergere il nero e l’illegalità perpetuata da anni da chi sfrutta queste persone. Noi come sindacato chiediamo a gran voce che venga legalizzata la posizione degli immigrati con un permesso di soggiorno e chi vi siano più controlli per combattere il caporalato».