braccianti agricoli

Partenza lenta per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri non comunitari che vivono e lavorano in Campania. Il Ministero dell’Interno ha diffuso i dati relativi ai primi 15 giorni dell’avvio della sanatoria prevista dal decreto Rilancio. Su un totale nazionale di 23.950 domande inviate e altre 7.762 “in bozza”, la Campania è in testa alla classifica delle regioni per numero di domande inviate sia per il lavoro domestico (seconda con 2716 richieste dietro alla Lombardia) che per quello subordinato (prima con 554). Anche tra le province, Napoli e Salerno sono nelle prime dieci: il capoluogo partenopeo con 1854 moduli inviati per il settore domestico è terzo dietro Milano e Roma. Terza anche Salerno, con 199 moduli inviati per il lavoro subordinato, dietro Ragusa e Latina.

tabella emersione lavoro

Nelle nostre sedi – spiegano in una nota Cgil, Filcams Flai Cgil Campania – registriamo un afflusso consistente di lavoratori e datori di lavoro che, in questa prima fase, vengono soprattutto a chiedere informazioni o ad istruire la domanda. I numeri di questo primo rapporto però sono molto contenuti e le motivazioni sono molteplici. Innanzitutto l’emergenza sanitaria legata al Covid19, che sta rallentando le procedure. Poi ci sono i costi che, spesso, datori di lavoro non vogliono sostenere preferendo mantenere nell’illegalità e nello sfruttamento questi lavoratori. C’è poi un altro aspetto che emerge, soprattutto in agricoltura, ed è quello della corrispondenza tra il numero di richieste di regolarizzazioni e il fatturato dell’azienda che intende far emergere i rapporti di lavoro. Molto spesso il parametro economico non è in linea evidenziando un problema di evasione fiscale che va contrastato con controlli efficaci. Il prolungamento della scadenza dei termini per la presentazione delle domande al 15 agosto consentirà ad una platea più cospicua di cittadini stranieri di accedere alla sanatoria ma – avverte il sindacato – il provvedimento va migliorato altrimenti rischia di restare inefficace non favorendo l’emersione del lavoro nero”.