Accordo divisivo che esclude lavoratrici e lavoratori che durante l’emergenza Covid hanno lavorato in condizioni di grande difficoltà. É indispensabile che in premessa l’accordo stabilisca la ripartizione alle singole Aziende dei finanziamenti nazionali, così come avvenuto in tutte le altre Regioni compresa l’Emilia-Romagna, e quantifichi l’impegno di spesa individuata dal bilancio dell’Ente per definire le risorse aggiuntive regionali per la corresponsione della premialità”. Cgil, Fp Cgil e Fp Cgil Medici della Campania hanno detto no alla firma sulla bozza di accordo formulata dalla Regione Campania per la premialità al personale sanitario durante l’emergenza Coronavirus, sul quale ora chiedono di riaprire la trattativa con la richiesta di un nuovo incontro.

É necessario specificare che l’assenza per malattia da Covid-19 o per sorveglianza attiva – si legge in una nota del sindacato – deve essere equiparata ai 20 turni previsti per la corresponsione della premialità. E poi bisogna ritornare alla suddivisione in tre fasce, facendo rientrare circa 16mila lavoratori, che prestano servizio in altre unità operativi e servizi ospedalieri all’interno della seconda fascia, mentre il personale del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione, così come il personale del servizio di Medicina Legale addetto alle necroscopie ed il personale convenzionato addetto alle visite domiciliari devono essere ricompresi nella prima fascia. Infine – proseguono Cgil, Fp Cgil e Fp Cgil Medici – non è possibile escludere dalla premialità il personale tecnico, amministrativo ed i lavoratori in smart working che hanno contribuito con il loro lavoro alle attività aziendali”.

Per la Cgil “la premialitá deve essere corrisposta a tutte le lavoratrici e i lavoratori” che, con gradualità diversificata e legata al rischio relativo di contagio e allo stress correlato al disagio organizzativo, hanno assicurato i servizi indipendentemente dalla qualifica professionale e dalla tipologia contrattuale.

Chiediamo di impedire l’ennesima distinzione e discriminazione tra lavoratori del Servizio Sanitario Regionale che sono stati sottoposti allo stesso rischio ed hanno tutti mostrato la stessa grande disponibilità, professionalità ed abnegazione. Pertanto – conclude il sindacato – se la Regione è disposta a tener conto delle nostre osservazioni ed a rivedere la proposta, siamo disponibili a riprendere la trattativa”.