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L’emergenza Covid ha messo in ginocchio, ancora una volta, il Mezzogiorno. L’economia, il tessuto sociale e il mondo produttivo ne hanno risentito fortemente. L’occasione che arriva dall’Europa attraverso il Recovery Fund e l’accelerazione sul Sure, può rappresentare l’ultimo treno utile per salvare questa parte d’Italia”.

Così il segretario generale CGIL Campania, Nicola Ricci, nel suo intervento alla presentazione del libro “Mezzogiorno in progress? Non siamo meridionalisti” edito da Rubbettino, organizzata dall’associazione culturale Alter nell’ambito del Festival dell’alta Costiera Amalfitana “Sul sentiero degli Dei” in corso ad Agerola.

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Trasporti, scuola e istruzione, industria, sanità: questi i settori da cui ripartire. Un esempio su tutti, è quello dei trasporti. Il 14 settembre – ha ricordato Ricci – in Campania riapriranno le scuole, e si sta facendo una corsa contro il tempo per garantire il distanziamento fisico tra gli alunni che, per raggiungere i plessi scolastici dovranno usare i mezzi pubblici dove, a causa della carenza di personale e mezzi, il distanziamento non è garantito. Di questi temi vogliamo parlare con le istituzioni regionali. Durante il lockdown il presidente della Regione ha cercato più volte il dialogo con Cgil, Cisl e Uil: da febbraio fino al 12 maggio, abbiamo avuto più di un’occasione per confrontarci, a partire dal Piano Socio-Economico da un miliardo di euro varato dalla Regione Campania. Poi, appena si è cominciati a ritornare alla normalità, c’è stato un nuovo lockdown: quello tra i sindacati e la Regione. Più volte, – ha ribadito il segretario generale della Cgil Campania – anche negli ultimi giorni utili, abbiamo chiesto la ripresa del dialogo. Ma non abbiamo avuto risposta. La logica dell’uomo solo al comando non funziona più”.

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Il segretario generale ha poi espresso le perplessità del sindacato sull’utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa ai singoli Stati per affrontare l’emergenza Covid19. “L’utilizzo del Recovery Fund – ha sostenuto Ricci – non deve diventare un terreno di sovrapposizioni istituzionali tra Governo e Regioni. È un tema delicato che rischia di produrre scelte e disorientamenti che si ripercuoteranno negativamente sui cittadini e i lavoratori. La nostra posizione su questo è molto chiara: serve uno Stato programmatore che affianchi le Regioni, indicando strategie ed obiettivi. Serve uno Stato promotore di politiche di sviluppo rafforzando esperienze come è già avvenuto attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Bisogna puntare ad un’Agenzia per lo Sviluppo, proposta lanciata dalla Cgil, che può rappresentare il vero cambio di passo. La politica deve fare il suo mestiere ed indirizzare al meglio i fondi che sono stati assegnati al nostro Paese, destinando le giuste risorse al Mezzogiorno. Il Piano per il Sud, che come organizzazioni sindacali avevamo accolto come un segnale di controtendenza nel processo di ripresa, individua nell’utilizzo del 34 per cento delle risorse quanto destinare al Sud. Se si da attuazione a questa scelta quasi 70 miliardi di euro del totale del Recovery finirebbero al Mezzogiorno. Poche settimane fa – ha ricordato – abbiamo chiesto al ministro Provenzano se il piano per il Sud è ancora valido e come il Governo intende muoversi nel confronto con le parti sociali”.

Infine, un passaggio sul referendum per il taglio dei parlamentari, che si terrà il 20 e 21 settembre prossimo. “Si corre davvero il rischio – ha avvertito Ricci – che con il taglio, interi territori delle aree interne e i grandi comuni delle aree metropolitane, rischiano di non avere rappresentanza politica. Anche qua va fatta una seria riflessione. Una riflessione particolare in molte aree del Mezzogiorno. Siamo in tempo, in questi giorni, di avviare un confronto di merito tra i vari soggetti. Il sindacato nel solco dell’autonomia credo possa esprimere una propria idea”.