foto violenza donne

“Dolore e sgomento” è quanto esprime la Cgil Campania di fronte alla notizia della morte di Maria Tedesco, uccisa ieri per mano del marito nel casertano, a San Felice a Cancello. “Oltre il dolore e lo sgomento, però, – si legge ina una nota della segreteria regionale – devono arrivare l’impegno e la responsabilità. Un decimo dei femminicidi consumati dall’inizio dell’anno è avvenuto in Campania. Sono, dall’inizio dell’anno, otto le donne morte per mano di compagni e mariti nella nostra regione. È chiaro che c’è qualcosa che non va. Al di là dell’emergenza che ancora ci sta colpendo”.

La pandemia ha messo in ginocchio un sistema fragile. Manca la rete, un’adeguata garanzia dei servizi e una loro qualificazione, a partire dal sistema di accreditamento. È necessaria – sostiene il sindacato campano – inoltre un’azione sistemica, in grado di sostenere il funzionamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio sul territorio. È necessaria una cabina di regia e un sistema di controllo che ne monitori attività e funzionamento anche attraverso una valutazione dei percorsi di uscita dalla violenza. Tutto questo nonostante gli sfori realizzati dalla regione nel corso degli ultimi anni continua a mancare, mentre resta un servizio precario incapace di dare le giuste risposte alle donne che chiedono supporto e protezione”.

Specie in un momento come questo, sarebbe stato necessario un investimento sul funzionamento di Cav e case rifugio, oltre all’individuazione di protocolli di sicurezza, in sinergia con tutti gli attori coinvolti nel contrasto per consentire alle donne che invece sono state costrette a restare chiuse in casa a causa del dilagare dell’emergenza e a fronteggiare le ripercussioni economiche della crisi; di avere un posto sicuro dove andare”.

E invece da quanto apprendiamo, i servizi sono fermi. Ridotti alla teleassistenza e alla buona volontà di operatrici e operatori oltre che delle forze dell’ordine. E le esigue risorse destinate al contrasto, quando ancora disponibili, invece di essere utilizzate per la riprogrammazione delle iniziative e delle attività, si perdono nei meandri della gestione amministrativa ordinaria”.

Da una recente indagine Istat emerge che il 90% delle attività dei CAV esiste grazie a risorse pubbliche e all’impegno del lavoro volontario delle operatrici. Il 55,5% delle operatrici dei CAV (Centri AntiViolenza) è volontario. Ci chiediamo – conclude la Cgil Campania – come pensiamo di reggere il sistema del contrasto alla violenza su gambe tanto fragili e cosa stiamo aspettando per affrontare seriamente la questione. Ancora una donna nella nostra regione è stata uccisa. Non possiamo aspettare oltre”.