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Ricordare i 40 anni dal terremoto dell’Irpinia è un obbligo morale, civile e politico per la nostra regione, che ci porta senza dubbio a formulare alcune considerazioni sugli aspetti socio-economici che il sisma ha prodotto e l’attuale situazione di emergenza che stiamo affrontando. E non potrebbe essere diversamente”.

Nel quarantennale del sisma dell’Irpinia, il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci, analizza la tragedia che colpì la Campania il 23 novembre 1980 e l’emergenza Covid19. Due catastrofi, due ritardi.

Il ricordo del sisma. Il 23 novembre del 1980 una fortissima scossa di terremoto colpì al cuore l’Irpinia, interessando un’area di circa 17mila chilometri quadrati delle province di Avellino, Salerno, Napoli, Caserta, Matera, Potenza e Foggia. Una tragedia fatta di morti e distruzione. Di fronte a quella tragedia si cercò, sull’onda della praticità del Friuli – che avviò una veloce ricostruzione/riscatto della regione – di intervenire anche in Campania con oltre 67mila miliardi di lire con l’obiettivo di raggiungere gli stessi risultati, senza però riuscirvi. Quell’ingente quantità di soldi pubblici hanno rappresentato la peggiore gestione di risorse pubbliche e private della recente storia del Paese. Oggi, a 40 anni dal terremoto, con le stesse caratteristiche catastrofiche la pandemia si è abbattuta sulla nostra regione rischiando di innescare una crisi economica e sociale irreversibile, da cui difficilmente se ne uscirà se non ci sarà consapevolezza. Senza fare facile populismo, una delle grandi inefficienze nella gestione del sisma del 1980 fu la classe di amministratori e tecnici che gestì in maniera inadeguata la partita delle decisioni, delle scelte, della programmazione e dello sviluppo dell’area del “cratere”. Oggi, purtroppo, siamo nelle stesse condizioni: assistiamo ad inefficienze e ritardi nella gestione dell’emergenza, che viene affrontata con interventi a corto raggio d’azione senza riuscire a pianificare il domani con un nuovo modello di sviluppo e di ricomposizione del Paese, che dovrebbe invece rappresentare l’unico vero e unico obiettivo che le istituzioni dovrebbero perseguire”.

Tre priorità per superare la pandemia. La Regione Campania deve ricostruire, in tempi rapidi, la “crepa” sociale, politica, economica e culturale generata dalla pandemia. E deve farlo partendo da tre priorità: dialogo istituzionale e sinergia con il Governo centrale e organizzazioni sindacali sul piano Next Generation EU su sanità, digitale, istruzione e ambiente. La Cgil Campania, insieme a Cisl e Uil, ha da tempo messo in campo una propria proposta di sviluppo e rilancio della regione. E su quella siamo pronti ad assumerci le responsabilità. Ma per farlo, occorre – ed è questa la terza priorità – che la Regione Campania spieghi alle forze sociali la direzione che sta prendendo e, soprattutto, rivendichi il giusto protagonismo li dove si stanno decidendo gli investimenti pubblici e privati che potrebbero, nell’immediato, arginare la grave crisi industriale e di occupazione della Campania. Oggi, come 40 anni fa, il sindacato è in campo per evitare gli errori del passato nella gestione delle risorse, assicurando davvero un futuro alla Campania che, ad oggi, non intravediamo”.