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Il destino urbanistico e lo sviluppo dell’area di Castellammare deve diventare oggetto di un grande confronto pubblico, partecipato, che deve essere promosso dal Comune e che deve rendere protagonisti del dibattito i cittadini, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e tutte le altre istituzioni e le forme di cittadinanza organizzata“.

A sostenerlo è la Cgil Napoli secondo la quale il destino di quell’area non può essere “il frutto di scelte operate esclusivamente da soggetti privati, e non può, questa discussione, svolgersi in una forma che non sia pubblica, partecipata e trasparente Pensiamo che la partecipazione – sottolinea la Cgil – sia la strada maestra per determinare scelte urbanistiche e di sviluppo, e siamo inoltre convinti che un dibattito alla luce del sole rappresenti anche un argine alle mire della criminalità organizzata“.

La vicenda Meridbulloni fa emergere, secondo il sindacato, l’assenza di una pianificazione capace di far convivere in maniera sostenibile la tutela dell’ambiente, i presidi industriali del territorio e la vocazione turistica del comprensorio torrese-stabiese. “Lo sviluppo turistico del territorio – precisa la Cgil – è del tutto conciliabile, e va conciliato, con la presenza dell’industria. Se questo presenta delle difficoltà, allora quelle difficoltà vanno affrontate e superate col dialogo e con il coinvolgimento delle parti sociali, trovando soluzioni capaci di conciliare ambiente, industria e turismo. Non è più riproponibile il copione delle dismissioni industriali a favore di progetti faraonici di riqualificazioni che puntualmente vengono disattese a favore della mera speculazione edilizia oppure della riconversione ad una economia fatta esclusivamente di servizi e di vendita“.

Difendere i presidi industriali del territorio significa, per il sindacato, non soltanto difendere dei posti di lavoro, ma difendere il territorio stesso e il suo futuro, la solidità delle istituzioni democratiche. “La presenza di importanti industrie sul territorio – afferma la Cgil – è non soltanto una garanzia di tenuta dei livelli occupazioni e dell’indotto: rappresenta, per tutte le lavoratrici e per tutti i lavoratori dell’area, anche una garanzia per difendere complessivamente i livelli di tutela e di difesa dei diritti di chi lavora. Su questo vogliamo dire che se qualcuno pensa di operare una sostituzione all’interno del mondo del lavoro, spazzando via la tradizione operaia della città per sostituirla con una leva di lavoratori del turismo più frammentati, vulnerabili e, per questo, sfruttabili, noi ci opporremo con forza a questo progetto“.