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Ciò che abbiamo notato con soddisfazione, e di questo ne abbiamo avuto conferma dalle parole di Landini nell’incontro di ieri è il fatto che Mario Draghi abbia coinvolto le parti sociali in vista della formazione del nuovo Governo. Ed è una sensibilità che, a dire il vero, aveva peccato in continuità con l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte”. È il giudizio di Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, sull’attività messa in campo dall’ex presidente della Bce, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Roma, oggi in edicola (clicca qui per il pdf). Di seguito il testo integrale.

Segretario, a suo avviso quali sono stati i limiti del governo Conte?

Essenzialmente la mancanza di una costanza di relazioni con il mondo sindacale. Quando il governo è andato in difficoltà, a cominciato a confrontarsi “a gettone” con Cgil, Cisl e Uil. A inizio pandemia non si sapeva come garantire in sicurezza le attività produttive e si è arrivati, responsabilmente, ai protocolli di sicurezza che, comunque, oggi andrebbero aggiornanti. Poi ha staccato i rapporti, salvo riprenderli d’estate con gli Stati Generali allorquando l’Europa ha evidenziato che sulla programmazione sull’uso delle risorse l’Italia era in ritardo. Poi un nuovo blackout fino a quando Confindustria ha attaccato il Governo indicando il superamento di Conte con Draghi. Sulla legge di bilancio, infine, siamo stati interpellati dopo il varo della legge e solo grazie alle nostre iniziative abbiamo portato a casa solo pochi risultati, importanti comunque: il cuneo fiscale, il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali”.

Ecco, per quanto riguarda queste ultime due misure lei ritiene che debbano essere prorogati?

Credo sia un obbligo. Tanto per rimanere in casa nostra, faccio notare come l’Inps abbiamo comunicato che in Campania ci sono un milione e 100mila lavoratori che hanno usufruito di tutti gli strumenti degli ammortizzatori sociali Covid. Se non ci sarà un rinnovo delle misure, ci troveremo con un’alta percentuale di disoccupati”.

Tra l’altro in un territorio dove sono numerose le vertenze industriali aperte. Cosa si aspetta, in concreto, dal nuovo Governo?

Innanzitutto credo sia indispensabile la ripresa del dialogo con la Regione, dopo lo scontro istituzionale nemmeno troppo velato che ha visto il Presidente Vincenzo De Luca criticare duramente l’azione della squadra guidata da Conte. È necessario dotarsi di linee guida sulle politiche industriali nel Paese. Guardiamo a cosa fanno in Francia e Germania ci si organizza, si programma, si guarda già al post Covid; qui non ci sono idee. Né in Campania, né in Italia. E faccio un esempio”.

Quale in particolare?

Sulla vicenda Stellantis il Governo francese è entrato nell’azionariato, il nostro si è defilato, lasciando solo ai gruppi la discussione finanziaria, strategica e industriale. In Campania abbiamo due stabilimenti importanti, Pomigliano e Pratola Serra e la presenza o compartecipazione dello Stato poteva rappresentare un ulteriore garanzia per il futuro occupazionale e produttivo di regioni svantaggiate come la nostra.  Pensiamo a delle condizionalità atte a favorire una politica industriale. De Luca, poi, in merito, ha deciso di accorpare gli assessorati alle Attività produttive e al Lavoro che sta rilevandosi involontariamente un imbuto tra la gestione delle crisi e la pianificazione delle politiche del lavoro”.

La Campania è tra le regioni con il maggior numero di beneficiari del reddito di cittadinanza. Ritiene che questa esperienza debba proseguire?

Quando è nato, come Cgil abbiamo espresso il timore che si sarebbe trasformato in un mero assistenzialismo. Con la pandemia è diventato, tra le varie misure-tampone, fonte di reddito e ne abbiamo consapevolezza. In Campania ci sono quasi 250mila persone che ne hanno beneficato, più della metà tra Napoli e provincia. Il tema rimane critico, però, perché la misura non ha uno sbocco positivo, dobbiamo fare un salto di qualità affinché il reddito di cittadinanza sia un veicolo di opportunità lavorative. È uno strumento che va ripensato: se è stata una risposta nell’immediato, ora deve diventarla nel futuro nella creazione di occupazione”.