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Oggi sul Corriere del Mezzogiorno la lettera del segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, sul caso Italvolt. Di seguito il testo.

Gentile direttore,

alla luce del dibattito che si sta sviluppando anche sulle colonne del suo giornale sulle opportunità di sviluppo della nostra regione, ci sembra opportuno intervenire in merito al contenuto dell’articolo “Italvolt, così la Campania ha perso 4 miliardi e 19mila posti di lavoro”, pubblicato sul “Corriere del Mezzogiorno” del 21 febbraio scorso. Il pezzo di Emanuele Imperiali ha avuto, senza alcun dubbio, il merito di far venire alla luce una vicenda che, altrimenti, avrebbe rischiato seriamente di passare sotto silenzio ma che, invece, va raccontata nei dettagli per evidenziare le criticità e i paradossi che emergono.

Partiamo dal ruolo della Regione. Così come più volte da noi denunciato, siamo in una totale assenza di una programmazione adeguata che rilanci le tante aree industriali, molte delle quali in totale dismissione, presenti nel nostro territorio ed, in particolare, tra le provincie di Napoli e Caserta. Mancano del tutto politiche attrattive e infrastrutture che rendano appetibili questi luoghi per rilanciarne la vocazione produttiva. Se a queste considerazioni, aggiungiamo anche l’accorpamento delle deleghe alle attività produttive e al lavoro in capo ad un solo assessore. Ciò sta provocando un inevitabile imbuto istituzionale che rende ingestibile l’interlocuzione tra palazzo Santa Lucia e il governo e quella con le organizzazioni sindacali e Confindustria, con un inevitabile dispendio di energie e l’impossibilità di pianificare gli interventi, ci possiamo rendere conto delle difficoltà che abbiamo di fronte.

In questo contesto, ancora non è chiara la vocazione produttiva che Stellantis vorrà attribuire agli stabilimenti di Pomigliano e Pratola Serra. Proprio a ridosso del primo, insiste una delle aree industriali dismesse della Campania, quella di Acerra, per non parlare di Teverola o Marcianise. La Italvolt produrrà in Piemonte batterie green nella ex area Olivetti di Scarmagno. Cosa ha impedito di costruire una joint-venture tra vari soggetti per favorire una soluzione analoga in Campania?

Non meno importante il ruolo degli industriali e quello del sindacato. Ripetutamente abbiamo ascoltato il grido d’allarme proveniente da palazzo Partanna sulle difficoltà e sulle lacune istituzionali. Ci chiediamo perché l’Unione Industriali si sia lasciata sfuggire questa occasione per favorire un tavolo con Regione e organizzazioni sindacali e ragionare su questa importante opportunità. Come Cgil, non ci siamo mai sottratti al confronto e non lo avremmo fatto nemmeno in questa occasione. Nell’articolo di Imperiali si afferma che la Fiom “chiude non uno ma entrambi gli occhi”. Non ci sembra questa la lettura giusta. Non esiste un sindacato del Nord o un sindacato del Sud. Esiste, invece, un sindacato che cerca, ad ogni costo, di costruire le condizioni per uno sviluppo armonico del nostro Paese. Senza inutili e dannose contrapposizioni fra territori.

Nicola Ricci
segretario generale Cgil Napoli e Campania