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Sta facendo discutere il passaggio della quota proprietaria del Monte Faito al Comune di Vico Equense. Pensiamo che il dibattito possa essere utile per riaccendere i riflettori sulla Montagna che rappresenta non solo un simbolo, ma anche un elemento identitario della città di Castellammare di Stabia e dell’intero territorio della Penisola e dei Monti Lattari. È necessario però che il dibattito guardi alle ricadute concrete delle scelte operate dalle istituzioni: il ripristino della strada di Via Quisisana è una priorità, e bisogna vigilare affinché l’intervento sia realizzato in tempi brevi e prestando particolare attenzione alla messa in sicurezza del territorio e alla tutela paesaggistica, ambientale e idrogeologica”.

È quanto scrivono in documento Gianluca Torelli, responsabile Cgil Castellammare, Pompei, Monti Lattari e Penisola sorrentina e Cinzia Massa, segretaria Cgil Napoli e Campania. Di seguito il documento.

Ma occorre fare molto di più. Monte Faito, con le vette del Monte San Michele, costituisce un unicum paesaggistico e ambientale: si passa, in poco tempo, dal mare ai 1.444 metri di altitudine, con scorci di bellezza unici al mondo. La valorizzazione di questa immensa risorsa si deve inserire in quella più complessiva dell’intero territorio, perché il Monte Faito possa diventare un ulteriore attrattore facendo sistema con Castellammare, la Penisola sorrentina e gli Scavi di Pompei. Da più parti, in queste settimane si sta richiamando l’attenzione sul fatto che dopo la pandemia il turismo dovrà essere ripensato, prestando particolare attenzione alla sostenibilità ambientale; allo stesso tempo, sta emergendo sempre più forte la spinta verso un turismo consapevole, che sappia attraversare i luoghi con cura e attenzione verso le sue caratteristiche ambientali, sociali e naturalistiche“.

Dobbiamo saper cogliere l’occasione per intercettare i nuovi flussi turistici che, finita la pandemia, scaturiranno da queste nuove esigenze e da questa mutata sensibilità. La valorizzazione della “risorsa Faito” può generare una positiva ricaduta occupazionale per il territorio: non solo nel settore alberghiero e della ristorazione, ma soprattutto in quello dei servizi, della logistica, delle guide turistiche e dell’escursionismo, della digitalizzazione e innovazione dell’offerta turistica, in quello culturale, della manutenzione dei sentieri, dell’educazione ambientale e naturalistica. Per farlo però è necessario un progetto. Un progetto che metta al primo posto la cura della montagna, del suo ambiente naturale e del suo assetto idrogeologico, che coinvolga attivamente le cittadine e i cittadini nel percorso di valorizzazione e cura di questa risorsa e che sia capace, da questo, di generare valore, sviluppo e buona occupazione. Il momento è questo: le risorse del Next Generation EU sono un’occasione irripetibile per ammodernare e ripensare il territorio“.

Sono tante le cose da mettere in campo: la razionalizzazione dell’offerta turistica, una rete tra le realtà produttive e ricettive della montagna, l’integrazione tra funivia e percorsi ciclabili ed escursionistici, il rafforzamento delle esperienze cooperative per valorizzare e raccontare la montagna e dare lavoro ai più giovani, una vasta azione di sensibilizzazione alla cura e salvaguardia dell’ambiente naturale, il potenziamento dei servizi e dell’integrazione con l’offerta turistica del territorio. Questi mesi di “pausa” del turismo sono il momento per prepararsi alla ripartenza, con idee, proposte, progetti e azioni“.

Perciò chiediamo al Sindaco di Castellammare di Stabia di farsi promotore, insieme agli altri sindaci del territorio, di un ampio confronto sul tema, coinvolgendo cittadini, stakeholder e parti sociali, e costruire così un progetto e una visione che puntino a valorizzare e preservare nei prossimi decenni la vetta più alta della nostra area metropolitana“.