foto ricci citta sostenibili web

Il 2020 si è rivelato un anno epocale. Il sistema su cui si regge l’economia mondiale e questo sistema produttivo e sociale non sono più sostenibili: per l’ambiente, le persone, insomma, per l’intero ecosistema. È bastato un virus a dimostrarci quanto le nostre vite siano insostenibili.  Secondo le più recenti stime nel 2030, il numero di persone che vivranno in agglomerati urbani salirà a 5 miliardi, il 60% della popolazione mondiale: per questo “città sostenibili e comunità” è stato inserito al punto 11 degli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’ONU. Per questo è un tema centrale dell’Agenda 2030 e più in generale dell’agenda politica mondiale. le risorse in campo, penso all’Italia e alla regione che rappresento, la Campania, e quindi alle risorse del recovery fund e a quelle previste dal nuovo settennato non possono prescindere dall’adozione di una visione e di policy in merito. Rendere l’accesso alle risorse più diffuso, rendere i territori più democratici, garantendo la mobilità, le connessioni, l’accesso all’istruzione, ai servizi, al lavoro è la direzione verso la quale dobbiamo guardare”.

Ha aperto così il suo intervento al seminario “Città sostenibili” promosso dalla CGIL Nazionale, il segretario generale CGIL Napoli e Campania, Nicola Ricci. Ecco una sintesi dell’intervento.

Qualità della vita. Quale è la situazione in Campania? Napoli e la sua provincia assorbono circa il 60% della popolazione regionale. Le città che maggiormente rispettano gli indicatori di qualità ambientale sono: Trento, Mantova, Pordenone, Bolzano, Reggio Emilia, Belluno, Parma. Bisogna aspettare l’ottavo posto per trovare la prima città del sud, Cosenza, la ventottesima per imbattersi nella seconda, Oristano e la trentunesima per trovare la prima campana: Avellino. Le altre sono alla 60° posizione (Benevento), alla 77° (Salerno), alla 90° (Napoli) alla 95° (Caserta). Il rapporto valuta cinque parametri in tutto: inquinamento, raccolta differenziata, rete idrica, trasporto pubblico e mobilità, fonti rinnovabili. A che punto è la Campania? A che punto è Napoli? Se dovessimo partire da Pendolaria, dovremmo raccontare dello stato deprimente in cui versa il sistema dei trasporti regionale. Rafforzare il TPL è il primo obiettivo che va raggiunto attraverso il recovery fund. È necessario costruire hub e interscambi che favoriscano le connessioni tra i territori e inibiscano l’utilizzo quotidiano dei mezzi privati, promuovendo il valore pubblico e democratico del TPL. Va incalzato il Governo nella stesura del nuovo PNRR e la Regione Campania promotrice di una nuova idea del TPL. Noi guardiamo a un TPL rapido di massa in cui si sono individuate, come denuncia l’ANCI, solo 6 importanti città escludendo Napoli. Cosi some vanno aumentate le iniziative partite nella sola area metropolitana per la mobilità sostenibile pubblica: bici e monopattini non inquinanti”.

Il sistema rifiuti. Sul tema rifiuti, non glisso, la Campania e Napoli per essa, per anni è stata e lo è ancora emblema di una pessima gestione dei rifiuti, di inquinamento ambientale massivo. Ho più volte ripetuto come le città tendano ad assorbire su di sé le risorse impoverendo le aree limitrofe, questo processo è interessante valutarlo anche in un’ottica complessiva, guardiamo per esempio alle occasioni di socializzazione, alla risposta ai bisogni di cultura, di intrattenimento, Napoli assorbe il 70, 80% per cento dell’offerta regionale ma allo stesso modo anche rispetto alla possibilità di attraversare la città scopriamo che i metri quadrati di spazio percorribile in aree pedonali dai napoletani è maggiore che in qualunque altra città della regione: Napoli è infatti al 28 posto (sulle 101 città del paese prese in considerazione per gli Ecosistemi), Salerno al 35esimo, Benevento al 36esimo, Avellino al 38esimo, Caserta al 60esimo”.

Spazi pubblici e privati. A proposito di spazi pubblici e privati cittadini, la pandemia ha messo in risalto le profonde disparità che attraversano i nostri territori, mettendo in luce quanto sia l’accesso alle informazioni, alle risorse, ai servizi, la chiave per valutare la povertà e/o la ricchezza di un contesto territoriale. Napoli è una città complessivamente povera di qualità edilizia, ancora di più di qualità abitativa. Abuso e vetustà: sono le parole che maggiormente caratterizzano il patrimonio edilizio pubblico e privato della città. Uno pseudo-turismo quello vissuto dalla città di Napoli che ha agito congiuntamente da ammortizzatore sociale e strumento di emarginazione sociale delle classi più deboli. È la classe media cittadina ad aver beneficiato della “bolla turistica” spingendo pezzi interi di cittadinanza, lavoratrici e lavoratori con stipendi base, famiglie monoreddito, pensionate e pensionati verso una condizione di povertà effettiva, anche se non percepita dagli indicatori e dalla rete dei servizi sociali. Questo è un aspetto sul quale è necessario agire con forza, prontamente, individuando sistemi di sostegno concreti che garantiscano pari opportunità all’accesso al diritto ad abitare tra i cittadini. In questo senso è necessario investimenti per un’edilizia pubblica e popolare che guardi alla sostenibilità sociale e ambientale“.

Sostenibilità e trasformazione digitale: le sfide della Campania. È altresì necessario un programma di riqualificazione urbana che investa tutti gli immobili cittadini (a Napoli ma anche nelle altre città della regione, si tratta di una problematica condivisa) che guardi al risparmio energetico, all’efficientamento e alla digitalizzazione diffusa, questione sempre più centrale insieme al diritto ad un’educazione digitale, funzionale al pieno esercizio della cittadinanza digitale, soprattutto lì dove si decide di proseguire verso una trasformazione dell’amministrazione pubblica che dietro allo specchietto della semplificazione rischia di estromettere sempre maggiori fette di cittadinanza dall’esercizio dei propri diritti. É enorme la sfida che abbiamo di fronte a noi. Il Recovery Fund rappresenta una grande opportunità che non possiamo permetterci di sprecare. La nostra organizzazione può e deve dare un contributo importante affinché siano favoriti processi che rendano la vita sui nostri territori e le nostre città più bella, ricca, felice, permettendo alle persone che la abitano di crescere, davvero e tutte insieme, socialmente ed economicamente”.