Oggi pomeriggio alle 15:00 a Napoli, alla fondazione FOQUS, il dialogo tra il segretario generale Cgil, Maurizio Landini e il presidente di Libera contro le Mafie, don Luigi Ciotti.

Sul Corriere del Mezzogiorno, l’editoriale del segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci e del referente di Libera Campania, Mariano Di Palma.

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Lunedì 21 Marzo sarà la ventisettesima giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Quest’anno leggeremo a Napoli – che è stata individuata come piazza nazionale – il nome di mille settantacinque donne e uomini che hanno perso la vita per mano della violenza mafiosa. Persone, non numeri, che ci raccontano storie straordinarie di resistenza alle camorre e di grandi quotidianità: quelle di ragazze e ragazzi, madri e figli uccisi mentre passeggiavano per strada, mentre erano insieme ai loro amici o andavano a fare la spesa. Hanno perso la vita a causa di una guerra che non smette, ancora oggi, tra le strade della nostra regione. In nome di queste storie rinnoveremo il nostro impegno, in un lungo corteo che partirà alle 9 da piazza Garibaldi, per liberarci dall’oppressione mafiosa. “Terra mia” sarà lo slogan di questa giornata, mutuando il meraviglioso titolo della canzone di Pino Daniele che parla della voglia di libertà e della capacità di Napoli di cambiare ogni giorno.  Terra mia, perché la nostra terra è stata violentata dalle ecomafie e dallo sversamento di rifiuti tossici in tutta la Campania. Terra mia, perché è forte il senso appartenenza che ci lega alle nostre città: è il grido di chi la ama, la vuole difendere, la vuole liberare dal cancro delle camorre e della corruzione. In questi giorni, abbiamo sentito esplodere le bombe davanti le saracinesche dei commercianti nel napoletano e finanche fuori le parrocchie, come quella di don Patriciello a Caivano. Abbiamo letto di nuove inchieste sui rifiuti, manifesti di morte rivolti al comandante della Polizia Municipale di Arzano, Biagio Chiariello e abbiamo visto esplodere le auto del Comando della Polizia Municipale di Pomigliano. E nel frattempo, Castellammare di Stabia viene sciolta per infiltrazioni mafiose e a Torre Annunziata si insedia la commissione di accesso per la stessa ragione, mentre l’Asl Napoli 1 è sotto inchiesta per la presenza dei clan negli affari dell’azienda sanitaria.

Violenze di strada e accumulazione di profitti, economia illegale e corruzione, infiltrazioni nei settori economici e produttivi e controllo del territorio. Le facce delle camorre sono molteplici. Ci raccontano di un fenomeno complesso che cambia continuamente nel corso della storia contemporanea. Un’economia criminale di relazione, fondata sulla violenza manifestata e paventata e su un legame strisciante e pericoloso con alcuni mondi dell’economia e della politica. Di fronte a tutto questo, come reagire? Come fermare questa violenza? Come impedire che si ripeta sempre, come in un eterno ripetersi della stessa tragedia? Riprendendo le strade insieme con coraggio per liberare e disarmare i nostri territori. Pensiamo, nell’azione politica, convinta e determinata di Cgil e di Libera che il lavoro, lo sviluppo e la legalità possano davvero riscattare la nostra regione e le nostre città.  Il 21 marzo servirà anche a questo: ad alzare la testa, a suonare la sveglia della coscienza civile e sociale di Napoli e della Campania. Perché il tempo del cambiamento per la nostra terra non può tardare ancora.  Per queste ragioni abbiamo ritenuto opportuno organizzare, insieme, perché da sempre Libera e CGIL camminano insieme, un dialogo tra il segretario generale della CGIL Maurizio Landini ed il Presidente di Libera don Luigi Ciotti. Ci vedremo giovedì 17 alle 15.00, in un luogo simbolo del riscatto dalla criminalità e in un contesto difficile, la Fondazione FOQUS, che da anni nei Quartieri Spagnoli porta avanti un percorso sociale ed educativo rivolto ai giovani. Riteniamo, proprio quest’anno, che sia giusto mettere al centro della nostra discussione il rapporto tra il contrasto alla criminalità e la riqualificazione della città, i modelli di sviluppo e le povertà educative, senza dimenticare la situazione che stiamo vivendo tra l’uscita dalla pandemia e il perdurare della guerra nel cuore dell’Europa.