Un protocollo d’intesa per un “sistema di accoglienza diffuso in appartamenti e in famiglia, teso a promuovere e facilitare l’inclusione sociale dei migranti in fuga dall’Ucraina, puntando sul protagonismo diretto dei nuclei familiari”. A sottoscriverlo sono le strutture provinciali e regionali di Auser, Cgil, Forum Terzo Settore, Refugees Welcome, Comunità di Sant’Egidio, Chiesa Valdese, Filcams, Arci, Donne dell’Est, Naposole, Flai Cgil, Corridoi Umanitari, Less, Legambiente e Libera. “Il flusso di persone in fuga dall’Ucraina a seguito dell’invasione russa che sta raggiungendo il nostro Paese e in particolare la Campania, regione che ospita la più numerosa comunità di ucraini rispetto alla popolazione residente in Italia – si legge nel documento – ci mette di fronte all’urgenza di approntare una risposta di accoglienza efficace ed adeguata. Si tratta in prevalenza di donne con figli e minori al seguito, persone anziane ma anche disabili e malati evacuati prioritariamente in ragione della loro fragilità. In questi primi giorni, i diversi soggetti istituzionali attivatisi ancora in assenza di linee guida, sono ricorsi al modello emergenziale dei Centri di Accoglienza Straordinari e degli alberghi. Con il DL 21 (Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina) lo scorso 21 marzo, accogliendo in parte le richieste del Terzo Settore, sono state previste modalità di intervento e risorse per l’accoglienza diffusa“.

Alla luce di ciò – precisano i firmatari del Protocollo – riteniamo che vadano approntate quanto prima le necessarie misure per avviare velocemente un piano regionale di accoglienza realmente rispondente ai bisogni della popolazione sfollata e in grado di integrarsi naturalmente nelle nostre comunità locali. L’approccio dei grandi centri e alberghi, oltre ad essere costoso e carente di servizi, non è calibrato sulle esigenze dei nuclei familiari e delle persone fragili, promuove l’assistenzialismo e la dipendenza di chi invece va messo nella condizione di recuperare quanto prima l’autonomia, la possibilità di provvedere personalmente ai propri bisogni elementari, di essere accompagnato ai servizi e a percorsi di integrazione linguistica, legale, sanitaria, lavorativa. Va scongiurata quindi la permanenza in grandi strutture che potrebbe prolungarsi nel tempo, anche per evitare ghetti, enclavi e situazioni di potenziale tensione sociale come accaduto in passato per situazioni analoghe“.

Riteniamo – si legge ancora nel documento – che vada strutturata una governance degli interventi a regia istituzionale con particolare attenzione al coinvolgimento dei Comuni, del Forum del Terzo Settore e delle organizzazioni di terzo settore competenti in materia di accoglienza; per l’attuazione degli interventi, sarà cruciale la capacità di mobilitare e supportare gli attori dei territori e, pertanto, suggeriamo una forte collaborazione tra EELL e ETS a livello locale, anche ricorrendo all’istituto della coprogettazione. Tale processo sarà facilitato dallo spirito solidaristico che si è diffuso in tutto il Paese in questi drammatici giorni e che ha determinato una spontanea propensione da parte delle famiglie ad accogliere profughi. Si tratta di mettere a sistema queste spinte ed offrire al terzo settore e alle famiglie l’opportunità di proporsi alle istituzioni per concretizzare questa loro disponibilità”.

Ciò renderebbe maggiormente sostenibili i percorsi di inclusione e convivenza; risulterebbe di sicuro gradimento per la tipologia dei profughi ucraini costituita da famiglie che cercano di tenere integro il nucleo familiare e che, come si evidenzia già dai primi arrivi di questi giorni, privilegiano alloggiare presso altre famiglie. In questo scenario occorrono indicazioni precise, accompagnate da una cornice giuridica chiara per l’accoglienza dei profughi e dei minori non accompagnati all’interno di famiglie di cittadini privati.

Permangono ancora incertezze e confusione – concludono Auser, Cgil, Forum Terzo Settore, Refugees Welcome, Comunità di Sant’Egidio, Chiesa Valdese, Filcams, Arci, Donne dell’Est, Naposole, Flai Cgil, Corridoi Umanitari, Less, Legambiente e Libera- in merito a parametri, modalità di attuazione e raccordo con i livelli istituzionali, cui si può trovare risposta anche facendo riferimento al modello SAI (Sistema di Accoglienza Integrato) che ad oggi è una valida esperienza di accoglienza e integrazione. Ci rivolgiamo alla Regione, all’Anci Campania, alle Prefetture ed alla Protezione Civile per avviare quanto prima una collaborazione fattiva che coinvolga i Comuni ed il terzo settore del territorio“.