Destano preoccupazione le varie posizioni favorevoli alle dichiarazioni del presidente De Luca sulla vendita dei beni confiscati, a margine del Forum espositivo promosso sul tema dalla Regione Campania. Anche il presidente tira fuori la storia trita e ritrita della vendita dei beni confiscati facendo, tra l’altro, confusione tra i beni immobili e le aziende e dimenticando che per queste ultime è già prevista la vendita, il fitto del ramo, la liquidazione e altre forme di messa a reddito. Vogliamo ricordare che gli immobili confiscati alla criminalità organizzata rappresentano la restituzione del maltolto alle comunità locali che hanno subito la presenza della violenza criminale. I beni confiscati rientrano nella macrocategoria dei beni pubblici, ma con una caratteristica unica: il portato di memoria“.
A dirlo, in una nota, la segreteria della Cgil Napoli e Campania in merito alle recenti dichiarazioni del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, al Primo Forum espositivo dei beni confiscati, promosso dalla Regione Campania lo scorso weekend alla Stazione Marittima di Napoli.
Ci ricordano le vittime innocenti, la presenza mafiosa e il riscatto del territorio, elementi che non possono essere alienati.
Ricordiamo al presidente De Luca – prosegue la Cgil Napoli e Campania – che su certi aspetti non è sufficiente una visone ragionieristica ma che esistono elementi culturali che vanno oltre il semplice valore economico e che proprio la buona politica dovrebbe farsi carico.
Non è un caso che come Cgil Napoli e Campania siamo protagonisti nella gestione di due beni confiscati in Campania. Due beni che, non a caso, richiamano alla memoria di un sindacalista, Antonio Esposito Ferraioli, e di un giovane lavoratore Nicola Nappo“.
“Le lavoratrici e i lavoratori di questa regione – conclude la nota del sindacato di via Toledo – hanno una memoria lunga e non dimenticano chi si è battuto per liberare le nostre terre dalla camorra e il malaffare. L’esperienza di Libera, su questo terreno, ce lo insegna da tanti anni“.